Lettera a un Consulente Finanziario: perché la volatilità è più importante dei rendimenti nel gestire portafoglio e….clienti!

“Attraverseresti a piedi un fiume che ha una profondità media di 1 metro ma nel punto più profondo arriva a 5 metri?”

Caro consulente finanziario con queste parole Nassim Taleb nel suo libro Antifragile ci provoca per farci capire come il concetto di rischio può essere paragonato alla profondità massima di un fiume mentre i rendimenti sono più assimilabili alla sua profondità media.

Vorrei regalarti un grafico che ci dice molte cose sul rischio dei mercati negli ultimi due anni e ci aiuta a contestualizzare il forte sell-off di febbraio e, soprattutto, ci aiuta a capire come dobbiamo porci nei confronti dei nostri clienti!

Vorrei precisare che il grafico non ci dice dove andrà l’indice americano S&P500 ma ci descrive chiaramente “dove” ci troviamo e che “tipo” di contesto di volatilità abbiamo!

E ci dice tutto questo ormai da parecchi mesi come potrai notare dall’autocitazione su quanto scritto nel mio libro citato più avanti.

Fatta questa premessa doverosa, che a mio avviso dovremmo porre alla base del rapporto Cliente, Gestore, Consulente, il grafico ci dice che ci troviamo

  • Sulla banda inferiore (arancione) del canale di Bollinger Settimanale che coincide con….
  • la mediana del canale di Bollinger Mensile (nera)…
  • che coincide con la parte superiore del canale rialzista in atto dal 2018 (linea tratteggiata viola). L’indice non è ancora rientrato nel canale rialzista in atto dal 2008; ha solo corretto l’ECCESSO creato dall’uscita dal canale superiore.

Il Trend, definito su time frame settimanale e su time frame mensile è ancora rialzista e fino a 2500-2600 rimane rialzista.

Questa è una bella notizia o una cattiva notizia?

Il tuo portafoglio clienti è più fragile o più robusto di prima?

Dipende da quante telefonate hai ricevuto dai tuoi clienti con un forte “mal di pancia” e quante telefonate hai fatto per far vedere che il portafoglio da te costruito è in linea con gli obiettivi prefissati.

Il punto è che per fissare gli Obiettivi non bastano le parole ma occorre dialogare correttamente con il cliente e, soprattutto, farsi capire, far capire con parole semplici i concetti finanziari che spesso non sono immediatamente assimilabili dai nostri clienti!

Tra questi Obiettivi la stabilità della performance deve trovare un posto di primo piano perché in un contesto come quello attuale se COME CONSULENTE sei stato bravo hai fatto come l’indice S&P500 che fino a un paio di giorni fa era sullo stesso livello di inizio 2018.

In realtà con i COSTI il controvalore del portafoglio del tuo cliente probabilmente sarà sotto il livello di 2 anni prima.

Un cliente che dopo 2 anni vede il suo portafoglio sullo stesso livello, con i forti alti e bassi che gli hanno fatto perdere sonno, non sarà certamente contento del tuo servizio che gli hai offerto e penserà probabilmente che da solo avrebbe potuto fare meglio!

E qui subentra la seconda osservazione

La volatilità, che ci dice che tipo di oscillazioni di prezzi dobbiamo essere disposti a sopportare, in questi 2 ultimi anni ha registrato un cambiamento di regime che era possibile “prevedere”. 

Non è possibile prevedere dove andranno i prezzi, possiamo prevedere “come” ci andranno!

A questo riguardo permettetemi di fare una citazione dal mio libro, “Bollinger, Ichimoku e altre Bande di Volatilità, in cui scrivo che guardando “la Tabella 1, l’azione B sarà considerata più volatile dell’azione A se misuriamo la volatilità come l’ampiezza massima della variazione dei prezzi sulla stessa durata temporale perché l’ampiezza della variazione dei prezzi sui dieci periodi per il caso B è 18 e per il caso A è 9.

TABELLA 1 Prezzi A e B, momentum dei prezzi, variazione del momentum

Guardando la Tabella 1, l’azione B sarà considerata più volatile dell’azione A se misuriamo la volatilità come l’ampiezza massima della variazione dei prezzi sulla stessa durata temporale perché l’ampiezza della variazione dei prezzi sui dieci periodi per il caso B è 18 e per il caso A è 9. 

Nella Tabella 2 invece non possiamo determinare quale azione è più volatile se applichiamo questa definizione di volatilità perché entrambe le azioni hanno la stessa variazione assoluta dei prezzi.

TABELLA 2 Prezzi A e B, momentum dei prezzi, variazione del momentum

Questo ci fa capire che la misurazione di volatilità che decidiamo di adottare dà differenti informazioni sul comportamento del prezzo.

Nel 2018 il mercato è cambiato più o meno improvvisamente anche se già all’inizio di febbraio era possibile immaginare un cambiamento di regime di volatilità in quanto l’ampiezza massima della variazione dei prezzi nel mese di febbraio ci preannunciava un cambiamento (Grafico 6);

infatti, la volatilità è persistente nel senso che alta volatilità chiama per un certo tempo ancora alta volatilità e allo stesso tempo bassa volatilità chiama bassa volatilità.

Esattamente ciò che è successo dal 2016 al 2017 con un regime di bassa volatilità e quello che è iniziato nel 2018 con oscillazioni più ampie tra massimi e minimi di periodo.

In un regime di volatilità elevato diventa difficile operare perché si rischia di essere buttati fuori dal mercato e per evitarlo occorre operare con un orizzonte temporale molto più stretto oppure decidere di seguire strategie più contrarian al posto delle normali e più intuitive strategie trend following.

È normale che invece di misurare le singole oscillazioni è preferibile monitorare un indicatore oppure altri indicatori che vedremo più avanti”.

GRAFICO 6 Inizio 2018: cambio di regime di volatilità come ampiezza dell’oscillazione

Tornando al nostro grafico iniziale l’indicatore ATR (non normalizzato ma sul libro trovate anche un modo per normalizzarlo) è una misura di volatilità che può essere molto utile per individuare correttamente il contesto di volatilità.

Nel grafico è evidente che tutte le volte che l’indicatore si porta sopra la soglia di 54 inizia una fase di volatilità “negativa” che ho evidenziato sopra nel grafico con delle aree in grigio (unica eccezione il ribasso del 2000).

Ebbene il minimo segnato in questi giorni dalla borsa americana è stato accompagnato da una “soglia di paura” (un massimo dell’indicatore) che è paragonabile al minimo di dicembre del 2018 a seguito del quale i mercati hanno cominciato a salire! 

Questo cosa significa che la paura è passata?

Non andrei a queste conclusioni così frettolosamente perché non sempre una riduzione dell’indicatore si accompagna a un aumento delle quotazioni perché, per esempio, nel 2000 abbiamo assistito a una discesa dei prezzi con l’indicatore che segnalava una riduzione della “paura”.

L’analisi quantitativa è analisi statistica; in questo senso le “previsioni” vanno interpretate come probabilità che accada qualcosa con un intervallo di confidenza che sia ragionevolmente superiore al semplice lancio si una moneta! 

Impara a nuotare nel mare magnum dei mercati finanziari!