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Terrorismo, guerra e mercati finanziari

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Descrizione

L’opera di Cosimo e Stefano Natoli è un documentatissimo studio storico-economico avente ad oggetto l’impatto esercitato dalle guerre e dagli atti terroristici sull’andamento delle borse mondiali a partire dagli anni Sessanta. Naturalmente una simile ricerca trova la sua principale ragion d’essere, dal punto di vista strettamente finanziario, nella possibilità di rinvenire nelle reazioni dei mercati susseguenti ai drammatici eventi considerati – dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy del 1963 agli attentati alla metropolitana di Londra del 7 luglio 2005, dalla Guerra del Vietnam alla Seconda Guerra del Golfo – delle costanti “comportamentali”, delle significative ricorrenze potenzialmente utili ad assumere delle corrette decisioni d’investimento.

Esistono tali ricorrenze? La risposta dei due autori a riguardo è inequivocabilmente affermativa, e basterebbe questo solo fatto a giustificare la lettura di un’opera che presenta senz’alcun dubbio altri indiscutibili meriti, primi fra i quali una precisione cronachistica ed uno stile essenziale, per frasi brevi, incalzante, talora quasi a replicare sul piano espositivo quella medesima concitazione degli eventi narrati.

Dal lato economico la guerra ha sul lungo termine un influsso sempre benefico sui mercati. Aumenta a dismisura la spesa pubblica, l’economia riparte. Il terrorismo è invece per definizione imprevedibile, subdolo, spiazzante, e la reazione delle borse, in questo caso con intuitiva prevedibilità, potrà definirsi con i medesimi aggettivi. Il messaggio di fondo è comunque positivo, anche alla luce della pronta reazione seguita agli attentati dell’11 settembre. Per dirla con le parole di Brian Wesbury, uno dei più autorevoli analisti finanziari al mondo: “Quel terribile giorno l’economia americana scricchiolò, ma il suo cuore non si fermò e continua tuttora a pulsare con vigore”.